un blog che spazia brillantemente tra il faceto e il faceto.
writing
often it is the only
thing
between you and
impossibility.
no drink,
no woman's love,
no wealth
can
match it.
nothing can save
you
except
writing.
it keeps the walls
from
failing.
the hordes from
closing in.
it blasts the
darkness.
writing is the
ultimate
psychiatrist,
the kindliest
god of all the
gods.
writing stalks
death.
it knows no
quit.
and writing
laughs
at itself,
at pain.
it is the last
expectation,
the last
explanation.
that's
what it
is.
Nonostante le sfavorevoli congiunzioni astrali, la proverbiale tendenza al fancazzismo e l'invadente presenza nella sua vita di persone portatrici sane di invidia...
DANIELAGNA S'E' LAUREATA...
E, sebbene dimostri poco più di 18 anni (mmmh), è orgogliosa di confidarvi che si tratta di una laurea specialistica.... il che implica, senza ombra di dubbio, che ora la vostra Danielagna si accingerà, con passo regale e misurato, a spalancare le enormi porte che conducono al lucente e affollato mondo della disoccupazione.
Ya-hoooo!
Mhh. Vabbè.
(Ah comunque...vi ricordate la festa di cui vi parlavo, quella che secondo le mie rosee previsioni avrebbe causato delirio, devastazione e scene irripetibili? Ecco, vi basti sapere che è andata mooolto al di là delle mie "rosee previsioni"...E' ormai evidente come le mie feste abbiano proprio una marcia in più...)
Danielagna
domenica 11 gennaio 2009
Lo so, lo so. Sono una blogger cattiva, negligente e noncurante. Dovrei essere più attiva, aggiornarvi più spesso e rispondere immediatamente ai vostri commenti. Non ho neanche degnato questo post di un, seppur misero, titolo. Vabbè dai, facciamo finta che io mi sia autoinflitta punizioni medievali e che abbia espiato la mia colpa, ok?
Da dire non ci sarebbe poi così tanto, passo le mie giornate a leggere e rileggere una tesi scritta da me (sopportando stoicamente tutti i deja-vu e deja-lu che tale passatempo comporta), inizio a pensare a ciò che farò ('zzo, tocca lavorà), e a quanto la mia vita e le mie idee in merito siano cambiate nell'arco di un mese o poco più. Dormo poco ultimamente, prima del caffè assomiglio preoccupantemente all'anticristo, mangio solo il bordo della crostata e non lavo i piatti. Ciò fa di me una ragazza molto cattiva e, generalmente, da evitare. (Poi ci sarebbero un altro paio di cose eticamente e moralmente discutibili, ma è il caso di mantenere il riserbo. Ho una reputazione dopotutto.) Ora sinceramente non ho più nulla da dire, mi vado a fare l'ennesimo caffè. Probabilmente dopo riuscirò a ricordarmi chi diavolo è questa donna agitata che gira per casa mia e continua a chiedermi di darle una mano con le faccende di casa. Ha un viso conosciuto comunque. Bah.
Non vorrei sempre parlare dell'animaletto malefico di pet society, ma stamane mi ha decisamente sorpreso. Ad un certo punto, senza che io facessi nulla, ho assistito incredula a questa scena
La cosa che mi colpisce di più è l'inquietante faccetta goduriosa. Dalla foto non si può vedere ma l'animaletto mentre fa il bagno effettua degli strani movimenti su e giù, muovendo ipnoticamente le orecchie e le braccia. Sento che questo mio sgorbietto mi darà molte soddisfazioni.
Ma passiamo ad argomenti ben più interessanti (per me, ovvio). Finalmente ho messo un punto fermo alla mia tesi (90 pagine scritte con sclero e ammmore) ed ho saputo la data in cui potrò discuterne (questo verbo mi fa sempre pensare ad un'ipotetica disputa verbale fra me e i membri della commissione). Vi risparmio tutti i pensieri nefasti che prendono vita nel mio cervelletto, "ansia per il futuro", "che cosa farò da grande?" e l'immancabile hit "e se avessi sbagliato tutto?". Per ora mi lascio teneramente cullare dal dispiacere di default che ha accompagnato quasi tutti i cambiamenti della mia vita, anche quelli che venivano fatti per il meglio: in questo caso, però, "lasciare la strada vecchia per quella nuova" sancisce un vero e proprio taglio netto con uno status da me rivestito per molti anni, quello di "studentessa". Ancora qualche settimana (aaansiaaa) e non potrò più definirmi tale, non mi sveglierò la mattina per recarmi a Villa Mirafiori e godere di quella mezz'oretta di chiacchiere al bar, non passeggerò per il giardino aspettando l'inizio delle lezioni, non farò file interminabili per farmi dire due parole svogliate da qualche professore. In fondo la vita è così: le cose cambiano continuamente, (spesso proprio quando iniziavamo ad abituarci) e bisogna trovare il proprio equilibrio, anche se il terreno è scivoloso e la paura di cadere nel vuoto ti fa sudare freddo.
(Ho appena riletto quanto scritto finora. E' il caso di dare una sferzata di spensieratezza al post sennò il suicidio è dietro l'angolo)
Oggi è sabato, finalmente, e oggi pomeriggio mi aspetta una fumante tazza di cioccolata calda e shopping natalizio con la caVissima Anne, all'insegna del gossip costruttivo e della chiacchiera frivola e disimpegnata.
Forse (ma forse eh) inizio a sentire l'arrivo del Natale. Quando rispolvererò il tradizionale cd con tutte le smielatissime canzoncine che inneggiano all'essere tutti più buoni, zuccherosi e innamorati, saprò di essere stata risucchiata dal vortice. Per ora l'unica canzone che mi esalta è la versione di Womanizer di Lily Allen.
Abbiamo anche un contributo fotografico: ecco brit-Lily dopo aver registrato la cover, in lacrime perchè tutti la scherzano per la pronuncia di "uommanaizah".
La solitudine del traduttore. È la conditio sine qua non: la condizione dello studioso (o studente) mentre studia. Si lavora in silenzio. A casa. Da soli. In assoluta libertà - è questo il bello -, con la totale disponibilità di spazio e tempo. Non si risponde che al proprio senso del dovere - è questo il guaio -, a un’autoimposta disciplina. In mancanza di un orario o posto di lavoro ogni momento, ogni luogo, è buono per lavorare. Il mandato professionale si fa vocazione esistenziale, una missione. O è il contrario? Se ti hanno chiamata per commissionarti una traduzione è perché tu per prima hai detto sono qui. Quando? Molto presto. (proviene da qui)
Chissà se anch'io soffrirò di solitudine, chissà se rimarrò insoddisfatta per colpa delle parole che non si incastrano bene come nell'originale, chissà se anch'io cercherò di autoimpormi la disciplina che non ho mai avuto. Vorrei solo sapere cosa devo aspettare. Se rincorrere i sogni e poi cercare un posto sereno dove approdare o, di contro, ragionare con raziocinio per poi prendere il volo con le spalle coperte. La vita è strana, si studiano cose che probabilmente avranno poco valore se non per far bella figura a Trivial Pursuit con gli amici, ci si accontenta e si gode, si toccano picchi di allegria spasmodica anche solo grazie ad un sorriso, si fanno confronti coi nostri simili, stabilendo gerarchie e chiedendosi chi sia veramente felice, si sbatte il muso contro muri sempre più duri, fatti di ingiustizie, incomprensioni e pesantissime realtà. Lo studio delle lingue è una delle cose più crudeli che esistano: non finisce mai, ti lascia spesso insoddisfatto, ti da l'impressione di essere sempre un passo indietro, ti rende ambizioso, ingordo di parole, suoni e gesti. Ma ora sto divagando, sarà il mal di testa. Sarà che sono nel pieno del prodigio del mio ciclo mensile. Sarà che oggi non ho voglia di spiegare, di andare, di predicare. Avrei solo voglia di cantare. Questa canzone qui, ad esempio.
Di temperamento impetuoso, di carattere mutevole.
Di volta in volta irruente e allegro,silenzioso e triste, raccoglievo intorno a me giovani compagni; poi, abbandonandoli all'improvviso, mi andavo a sedere in disparte, per contemplare la nube fugace, o sentire la pioggia cadere sulle foglie (Chateaubriand)