La solitudine del traduttore. È la conditio sine qua non: la condizione dello studioso (o studente) mentre studia. Si lavora in silenzio. A casa. Da soli. In assoluta libertà - è questo il bello -, con la totale disponibilità di spazio e tempo. Non si risponde che al proprio senso del dovere - è questo il guaio -, a un’autoimposta disciplina. In mancanza di un orario o posto di lavoro ogni momento, ogni luogo, è buono per lavorare. Il mandato professionale si fa vocazione esistenziale, una missione. O è il contrario? Se ti hanno chiamata per commissionarti una traduzione è perché tu per prima hai detto sono qui. Quando? Molto presto.
(proviene da qui)
Chissà se anch'io soffrirò di solitudine, chissà se rimarrò insoddisfatta per colpa delle parole che non si incastrano bene come nell'originale, chissà se anch'io cercherò di autoimpormi la disciplina che non ho mai avuto. Vorrei solo sapere cosa devo aspettare. Se rincorrere i sogni e poi cercare un posto sereno dove approdare o, di contro, ragionare con raziocinio per poi prendere il volo con le spalle coperte. La vita è strana, si studiano cose che probabilmente avranno poco valore se non per far bella figura a Trivial Pursuit con gli amici, ci si accontenta e si gode, si toccano picchi di allegria spasmodica anche solo grazie ad un sorriso, si fanno confronti coi nostri simili, stabilendo gerarchie e chiedendosi chi sia veramente felice, si sbatte il muso contro muri sempre più duri, fatti di ingiustizie, incomprensioni e pesantissime realtà. Lo studio delle lingue è una delle cose più crudeli che esistano: non finisce mai, ti lascia spesso insoddisfatto, ti da l'impressione di essere sempre un passo indietro, ti rende ambizioso, ingordo di parole, suoni e gesti.
Ma ora sto divagando, sarà il mal di testa. Sarà che sono nel pieno del prodigio del mio ciclo mensile. Sarà che oggi non ho voglia di spiegare, di andare, di predicare.
Avrei solo voglia di cantare.
Questa canzone qui, ad esempio.
Danielagna
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venerdì 5 dicembre 2008
E corsi in mezzo a prati bianchi di luna per strappare ancora un giorno alla mia ingenuità.
martedì 18 novembre 2008
Spaghetti, pizza, mandolino.
Allora, stasera feroce dibattito in casa Danielagna.
Tutto nasce da un'apparentemente innocua affermazione della genitrice la quale, con candida nonchalance, ci confessa che una coppia d'amici è andata tre giorni a Praga ma, dopo neanche il primo giorno, rifiutava categoricamente la cucina del luogo perchè "eh eh mettevano la cipolla ovunque". Quindi, allo scopo di non morire d'inedia, ripiegava su un affidabile ristorante italiano.
A Praga.
"Da Peppino" a Praga, tipo.
Prendo fiato, poso il cucchiaio e m'indigno pubblicamente.
Alle mie ragionevoli e audaci perplessità ("ma io dico, farsela a casa propria 'na carbonara scotta, no?"), i miei allibivano e, totalmente sbigottiti di fronte alla mia vivace contestazione replicavano con ingenuità disarmante: "embè? scusa ma perchè uno se deve sentì male?"
Da quel punto in poi il mio solitamente placido e confortevole desco familiare è diventato più infiammato e acceso di una puntata di Uomini e donne, con i miei, da una parte, che mi accusavano di essere "snob" (magari il contrario, no?) e io, dall'altra, che sostenevo l'importanza di conoscere un paese anche dal punto di vista culinario, evitando, al primo accenno di sapore sconosciuto, di scappare a gambe levate al grido di "spaghetti, subito!"
Alla fine, dopo una metaforica alzata di mani, ho abbandonato il campo sconsolata (cioè sò andata a lavà i piatti).
Sospetto comunque che ognuno sia rimasto con la sua idea ben stretta fra le mani. Io, ad esempio, si.
Che poi invece c'è chi all'estero si trova estremamente a suo agio, si diverte e che proprio se la spassa oh.
Peccato che non si tratti di un cittadino basso e pelato qualunque, ma che -toh- rappresenti il nostro paese.
E lui lo rappresenta così:
Trieste, 18 nov. - Un'accoglienza con 'sopresa' per Angela Merkel.
Silvio Berlusconi ha aspettato il cancelliere tedesco a Piazza Unita' d'Italia a
Trieste, poi quando lei e' comparsa si e' nascosto dietro uno dei lampioni della
citta' e improvvisamente e' uscito fuori dicendole "Cu, cu...".
Io se ero la Merkel lo prendevo a sberle.
Altro che cucù, idiota.

Danielagna
domenica 16 novembre 2008
Prese di posizione della domenica mattina.
A 25 anni non si può certo dire che io abbia una lunghissima esperienza della vita. Ma una cosa, a mie costosissime spese, l'ho imparata: quando si tratta del rispetto per se stessi (me stessa nella fattispecie) non esiste al mondo altro che possa, anche minimamente, competere.La vita è troppo breve per mandare giù le cose che non ci convincono pienamente. Quindi se prima la vecchia me sarebbe rimasta seduta bella e tranquilla al suo posto, aspettando insperati cambiamenti, ora la nuova me, forgiata da tante disavventure, non prova alcun disagio ad alzarsi e gridare tutto il suo dissenso.
Insomma: si te gusta bien si no también.
Danielagna
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